APPROCCIO PSICOLOGICO AL DOLORE CRONICO 21/11/2012
L'Endometriosi è la causa più frequente di dolore pelvico cronico femminile. Malgrado i trattamenti medici, numerose donne non riescono a controllare il dolore, con la conseguenza di più o meno forti limitazioni nella vita lavorativa, familiare, di coppia, sessuale, sociale. Diversi studi suggeriscono l'utilità di un intervento psicologico, non solo per l'impatto psicologico negativo che questo tipo di disturbo può avere sulla vita quotidiana e sull'autostima della persona, ma più specificamente per il controllo del dolore. Questo non significa che chi non riesce a controllare il dolore può avere un disturbo mentale da curare, bensì che esistono diversi fattori psicologici che intervengono nella modulazione del dolore e che attraverso di essi possiamo intervenire nella gestione del dolore. Per capire come fare è necessario capire cosa è il dolore e come i fattori psicologici lo influenzano.
 
Cos'è il dolore?
Con il termine dolore solitamente ci riferiamo ad un'esperienza prettamente sensoriale, relativa al nostro corpo. In realtà questa è una definizione parziale di dolore. Il dolore è, invece, da riferire sia alla percezione sensoriale che alle alterazioni emotive e cognitive, entrambe provocate da un danno (o potenziale danno) a livello organico. L'Associazione Internazionale per lo studio del dolore, infatti, definisce il dolore “un'esperienza sensoriale ed emotiva associata a danno tissutale, in atto o potenziale, descritto in termini di tale danno”.
 
Come interviene la psicologia nel dolore?
Esiste un'influenza da parte degli eventi psicologici sul sistema di controllo del dolore.
L'esperienza psicologica, come l'esperienza sensoriale, interviene inibendo o esacerbando le sensazioni dolorose.
Nel 1965 lo psicologo Ronald Melzack e il neurofisiologo Patrick Wall formularono la teoria del  Gate Control (Teoria del Cancello), secondo la quale diversi eventi possono influenzare la modulazione del dolore. In parole povere, alcuni eventi (sia fisici che psicologici) influiscono sul nostro sistema nervoso(a livello del midollo spinale) agendo come attivanti oppure inibendo la percezione del dolore (cioè aprendo o chiudendo il cancello del dolore secondo la teoria di Melzack e Wall). Il dolore, quindi, può essere modulato e notevolmente modificato sia da eventi fisici che psicologici, aggravandolo, ma anche attenuandolo. Tale teoria è suffragata da numerosi studi, effettuati in seguito alla sua formulazione, sulle variabili, sia fisiche che psicologiche, che intervengono nell'apertura e chiusura del cancello del dolore.
 
Alcuni esempi per spiegarmi meglio. Dal punto di vista fisico l'affaticamento accentua la sensazione di dolore, infatti quando siamo stanchi percepiamo maggiormente il dolore rispetto a quando siamo riposati. L'iperaffaticamento apre il cancello del dolore.
Allo stesso modo intervengono le variabili psicologiche. Prendiamo, ad esempio, la variabile psicologica “attenzione”; quando ci concentriamo sul nostro dolore lo percepiamo maggiormente di quando ci distraiamo impegnandoci in altre attività. E più lo percepiamo più vi facciamo attenzione, creando così un circolo vizioso.
Anche la percezione che abbiamo di sentirci in grado di gestire il dolore o di sopportare il dolore modificano l'entità del dolore percepita. Anche in questo caso, meno ci sentiamo in grado di gestirlo e sopportarlo, maggiore sarà l'intensità di dolore percepita, il che diminuirà la nostra percezione di gestione e capacità di sopportazione, e così via.
Ancora, quando siamo nervosi  in ansia, moralmente a terra o arrabbiati, a causa del dolore, percepiamo il dolore più intensamente rispetto a quando siamo sereni; tutte queste emozioni avranno come conseguenza l'aumento del dolore, e avvieremo di nuovo un circolo vizioso.
Il meccanismo è sempre lo stesso, l'apertura del cancello del dolore e il suo mantenimento.
Quando il dolore diviene cronico le cose si complicano ulteriormente, dato che il dolore non è più sintomo, ma diventa esso stesso malattia, con forti implicazioni psicosomatiche ed emozionali. Il dolore cronico può avere implicazioni in diverse aree della vita della persona destando ulteriori preoccupazioni (non solo rispetto al dolore stesso, ma anche per le possibili ripercussioni in ambito lavorativo, di coppia, familiare, sociale, sessuale) generando ansia o depressione, che vanno ad aprire il cancello al dolore. Si crea in  tal modo un ulteriore circolo vizioso.
Fortunatamente il meccanismo funziona anche in modo inverso. E', infatti, possibile creare un circolo virtuoso gestendo le variabili fisiche come quelle psicologiche, il che chiuderà il cancello del dolore. Così, se il dolore provoca ansia, nervosismo,ecc., gestendo tali emozioni, è possibile  diminuire il dolore che non genererà più ansia e nervosismo. Oppure, imparando a non orientare la mia attenzione al dolore, lo percepirò in misura minore e di conseguenza riuscirò anche a farvi meno attenzione.
 
In cosa consiste  l'intervento psicologico per la gestione del dolore cronico?
Consiste nell'individuazione e gestione delle variabili psicologiche che aprono il cancello al dolore e nell'aiutare la persona a far fronte al meglio al dolore, migliorando la qualità della vita della persona nel momento in cui il dolore invade le aree della vita con limitazioni più o meno gravi.
Riprendendo l'esempio dell'attenzione, se questa fosse la variabile psicologica che mantiene il dolore, sarebbe possibile insegnare alla persona alcune tecniche di distrazione specifiche, che la aiuteranno a non focalizzarsi costantemente sul dolore con conseguente attenuazione della percezione del dolore.
Allo stesso modo, l'apprendimento della gestione di nervosismo, ansia, depressione, rabbia e delle preoccupazioni relative al dolore o ai diversi ambiti della propria vita porterà, come conseguenza, pure la gestione del dolore, oltre ad un miglioramento della qualità di vita.
 
In conclusione, è possibile intervenire nel controllo del proprio dolore imparando quelle strategie che ci permettono di intervenire sulle variabili psicologiche che lo mantengono permettendogli di influire, in modo più o meno invasivo, sulla qualità della nostra vita.


Elisabetta Leone e Gianni Vincenti
www.web-therapy.it