La terapia medica:
La terapia medica riesce ad intervenire da un punto di vista sintomatologico ma non a modificare il decorso della malattia, tanto meno ad ottenere una guarigione. Il trattamento medico dell’endometriosi si pone come obiettivo quello di mantenere la patologia in uno stato di stand-by in funzione della vita riproduttiva della donna.
La terapia medica può avvalersi di farmaci quali:
gli estroprogestinici (pillola anticoncezionale, cerotto o anello vaginale).
gli antagonisti del GnRH
(nomi commerciali: Decapeptyl, Suprefact, Enantone)
Sono ormoni sintetici simili al GnRH , l'ormone prodotto dall'ipofisi che regola nell'organismo la produzione delle gonodotropine.
Riducono la presenza degli estrogeni circolanti in modo da frenare lo sviluppo endometriale, per cui si induce una sorta di menopausa artificiale con i sintomi ad essa associati (vampate, sudorazione, irritabilità, insonnia, cefalea, depressione ecc.).
A causa dei suoi pesanti effetti collaterali, questa terapia può essere utilizzata soltanto per un periodo di tempo limitato.
il Danazolo (nome commerciale Danatrol)
E' un ormone sintetico, derivato del testosterone agisce determinando uno stato di pseudo menopausa con blocco dell'ovulazione e assenza delle mestruazioni.
Ha pesanti effetti collaterali tra cui vampate, sudorazione notturna, mal di testa, aumento di peso, depressione, seborrea e acne. Questi effetti si hanno sopratutto con dosi medio-alte, mentre con dosi più basse sono ridotti.
La terapia dura in genere dai 6 agli 8 mesi, trascorsi i quali si valuta di nuovo lo stato dell'endometriosi.
I meccanismi che risultano influire positivamente sull’endometriosi e che vengono ottenuti in misura diversa con i farmaci citati sono:
- una riduzione della mestruazione
- il blocco dell’ovulazione
- l’ipoestrogenismo
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La terapia chirurgica:
L’approccio chirurgico può avvenire per via laparoscopica o per via laparotomica e può essere di tipo conservativo o demolitivo:
La laparoscopia:
è un intervento eseguito in anestesia totale e richiede da due a quattro piccole incisioni nella regione ombelicale e in diverse zone del basso addome.
Con l'introduzione di un particolare strumento chiamato laparoscopio, il chirurgo può osservare l'interno dell'addome.
Questo consente di valutare accuratamente gli organi interni, prelevare campioni di tessuto ed eventualmente, distruggere o asportare i focolai endometriosici presenti.
La laparoscopia può avere fini diagnostici o chirurgici.
La laparotomia:
La chirurgia tradizionale per via addominale detta “a cielo aperto” (laparotomica) si serve di incisioni della parete addominale come accesso agli organi contenuti all’interno dell’addome (utero, ovaie, tube ecc).
Le incisioni possono essere verticali o orizzontali a vario livello e di varie dimensioni a seconda del tipo d’intervento chirurgico. L’incisione attraversa a tutto spessore la parete addominale e durante l’intervento viene tenuta aperta con valve metalliche, permettendo così al chirurgo di utilizzare le mani e gli strumenti direttamente all’interno della cavità addominale.
Tale incisione è la maggior responsabile del dolore post operatorio, della degenza più lunga, del periodo di recupero più prolungato, fino a 4-6 settimane.
La terapia chirurgica conservativa:
prevede l’adesiolisi (rimozione delle aderenze) e la rimozione di tutti i focolai visibili di endometriosi, ossia endometriomi, focolai peritoneali, noduli profondi ed endometriosi del setto retto-vaginale. Nella maggior parte dei casi è sufficiente a garantire una remissione della sintomatologia dolorosa;
La terapia chirurgica demolitiva:
Il trattamento chirurgico demolitivo consiste nell’isterectomia ovvero nella rimozione dell’utero.
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La terapia del dolore:
Il dolore cronico impedisce lo svolgimento delle attività quotidiane o peggiora la qualità di vita.
Spesso le donne non sanno come gestirlo e ricorrono a dannosi rimedi “fai da te”.
E’ bene sapere che alcuni centri di terapia del dolore offrono un trattamento coordinato sotto la tutela di un team di specialisti che può comprendere: anestesisti-algologi, neurologi, fisioterapisti, infermieri, psicologi, oltre a medici curanti. Questo approccio multidisciplinare è stato sviluppato perché si è riconosciuto che il dolore cronico coinvolge differenti aspetti della vita della paziente, rendendo necessario una combinazione di terapie.
Per alleviare il dolore vengono utilizzati farmaci, quali gli antifiammatori non steroidei ovvero i più comuni analgesici (FANS es. ibuprofene, naproxene, diclofenac, ketoprofene). In alcuni casi però non sono sufficienti e pertanto vengono prescritti i potenti narcotici.
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Terapie complementari:
Data la natura cronica e invalidante dell’endometriosi, ci possono essere momenti in cui può essere utile affiancare alla terapia medica, delle terapie complementari che possono aiutare a migliorare il sintomo del dolore. Alcune donne infatti riferiscono di aver avuto benefici con l’utilizzando di metodi quali: l’omeopatia, l’agopuntura, l’osteopatia, lo Shiatsu, la riflessologia, la Medicina Tradizionale Cinese e seguendo una corretta alimentazione.
Alcuni ricercatori hanno suggerito che cambiamenti dietetici possono migliorare i sintomi dell’endometriosi. La dieta è consigliata per migliorare la funzione epatica (del fegato) e per contribuire a ridurre i livelli circolanti di estrogeni.
La dieta per migliorare la funzionalità del fegato include:
· Mangiare abbondante fibre, frutta fresca e verdure che contengono sostanze nutrienti quali vitamina C, vitamina E e carotenoidi.
· Limitare la quantità di grasso e di proteine. Gli alimenti da evitare sono carni grasse quali il manzo, l'agnello, l'anatra, i prodotti caseari, alimenti a rapida cottura ed oli idrogenati vegetali, cibi già preparati e pasti veloci.
· Evitare additivi artificiali quali: dolcificanti, coloranti, condimenti e conservanti.
· Evitare eccessive quantità di alcol e caffeina.
· Bere almeno 2 litri di acqua al giorno.
Gli oli di pesce (acidi grassi omega-3) possono migliorare la sintomatologia dell’ endometriosi. Gli oli di pesce contenuti in salmone, trota, sgombro, aringhe e sardine aumentano la produzione di eicosanoi e migliorano i sintomi dell’endometriosi.
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Approccio multidisciplinare
Per riuscire a dare una soluzione globale alla donna affetta da endometriosi è importante che lavorino insieme un team multidisciplinare di professionisti tra i quali:
- Medici di medicina generale,
- Ginecologi,
- Chirurghi di vari rami,
- Anestesisti-Algologi,
- Urologi/Uroginecologi,
- Gastroenterologi,
- Endocrinologi riproduttivi,
- Immunologi,
- Nutrizionisti/Dietologi,
- Psicoterapeuti,
- Fisioterapisti,
- Operatori delle varie terapie complementari (Shiatsu, Osteopatia ecc.)
- Associazioni di pazienti (punto di riferimento e di sostegno delle donne)
Questi professionisti con le loro diverse attitutidi, svolgono un ruolo molto importante nel fornire alla donna un trattamento individuale. In questo modo l’attenzione è rivolta non solo nella più approfondita comprensione della malattia, ma soprattutto verso la donna che ne è affetta e dei suoi bisogni.