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| Sterilità - Infertilità |
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 Fonte: ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’
ISS:RPMA: Proteggi la tua fertilità: Cosa posso fare per proteggere la mia fertilità? (buoni consigli per le donne) Non aspettare troppo tempo
Se vuoi un figlio non aspettare troppo. Soprattutto per le donne l'età è un problema serio. Infatti, mentre gli spermatozoi vengono prodotti continuamente, le cellule uovo sono le stesse per tutta la vita e con il passare del tempo invecchiano. Per questo motivo la fertilità delle donne diminuisce già dopo i trent'anni, dopo i 35 anni è del 50% e subisce un calo molto significativo dopo i 40. Con l'età, inoltre, aumenta il rischio di anomalie cromosomiche che portano a malattie genetiche del bambino, come ad esempio la Sindrome di Down (da un caso su duemila nelle ventenni, un caso su venticinque nelle donne di quarantacinque anni), e di malattie che colpiscono l'apparato riproduttivo femminile, come l'endometriosi o i fibromi uterini. Con l'età aumenta il rischio di abortività, e di complicanze ostetriche come il distacco di placenta, necessità di ricorrere al taglio cesareo, difficoltà di ossigenazione e nutrimento del feto. Anche la fecondazione assistita non può fare miracoli: l'età degli ovociti condiziona molto il risultato.
Non ingrassare e non dimagrire troppo Può sembrare strano ma il peso, non solo l'obesità ma anche l'eccessiva magrezza, condiziona la fertilità. Nelle riserve di grasso del corpo si accumula un ormone (androstenedione) -che più si ingrassa più aumenta- che altera l'equilibrio ormonale e di conseguenza scompensa la regolazione delle mestruazioni causando infertilità. Le adolescenti obese hanno spesso le prime mestruazioni (menarca) presto, e possono in alcuni casi presentare una crescita anomala di peli sull'addome, sul viso e tra i seni. Il flusso mestruale è irregolare, abbondante e prolungato, o al contrario può comparire amenorrea. Le donne sottopeso soffrono di un'assenza di mestruazioni (anenorrea) che spesso è accompagnata da assenza di ovulazione, e in questo caso sono infertili. Inoltre, nelle adolescenti l'eccessiva magrezza blocca lo sviluppo di tutti i caratteri sessuali come lo sviluppo del seno e la crescita di peli sul pube, e porta ad un ritardo nella comparsa della prima mestruazione (menarca). Se sei un'adolescente stai attenta a tutti questi segnali: sono il campanello di allarme di una seria alterazione ormonale! Per fortuna, però, recuperare il peso-forma, vuol dire nella maggior parte dei casi avere di nuovo cicli regolari e tornare ad essere fertili. E' importante che chi è infertile e ha problemi di peso, prima di sottoporsi a terapie specifiche, recuperi il proprio peso-forma: spesso è sufficiente.
Non fumare Le donne che fumano sono meno fertili, hanno un indice di fecondabilità (possibilità di concepire per ciclo) ridotta, e impiegano più tempo a restare incinte (in media più di un anno). Il fumo, infatti, è dannoso per le ovaie femminili, perché le sostanze tossiche come la nicotina e il benzopirene (un noto cancerogeno) vanno a finire anche nel liquido follicolare e nell'ovaio. Naturalmente la gravità del danno dipende da quante sigarette e da quanto tempo una donna fuma: danni sono stati accertati con 20 o più sigarette al giorno, ma effetti negativi ci sono anche con 10. Il fumo, inoltre, ha conseguenze negative sulla gravidanza e sul feto. E'associato ad un aumento di aborti spontanei, al rischio di parti pretermine e di gravidanze extrauterine, alla nascita di bambini con peso più basso della norma. Smettere di fumare è quindi molto importante. Se se vuoi un figlio, non fumare ti mantiene fertile, se sei già in gravidanza non fumare protegge la salute di tuo figlio. Le coppie che soffrono di infertilità devono sapere, inoltre, che fumare riduce la possibilità di successo della procreazione medicalmente assistita.
Stai attenta alle infezioni Le infiammazioni dell'apparato genitale femminile sono una delle cause più diffuse di infertilità. Sono provocate da infezioni trasmesse attraverso i rapporti sessuali come la Sifilide, la Gonorrea e la Chlamydia (quest'ultima in particolare è molto insidiosa perché diffusissima e difficile da riconoscere in quanto spesso asintomatica). L'infertilità è dovuta sia ad un effetto immediato in quanto l'infezione altera temporaneamente l'equilibrio chimico della vagina con conseguenze sulla sopravvivenza degli spermatozoi, sia ad un effetto a lungo termine qualora l'infezione sia risalita verso le tube provocandone la chiusura (occlusione tubarica). Un fattore di rischio, oramai noto, di infezioni pelviche è l'uso dei dispositivi intrauterini (la cosiddetta "spirale") come metodo anticoncezionale: Sono quindi particolarmente sconsigliati soprattutto nelle adolescenti, che dovrebbero portarle per molti anni e avere una cura dell'igiene intima molto scrupolosa. Trascurare un'infezione, infatti, significa correre un rischio di infertilità molto alto: dopo tre episodi di salpingite (infiammazione alle tube o salpingi nota come PID: Pelvic Inflammatory Disease) la possibilità di danno alle tube è del 50%. Se compare una sintomatologia pelvica, non aspettare che la malattia diventi cronica, ai primi sospetti consulta il tuo ginecologo e corri ai ripari. Se sei adolescente non usare la spirale come metodo anticoncezionale: può favorire lo sviluppo di infezioni pelviche.
Non bere Bere alcol, anche in quantità non elevate, danneggia la salute riproduttiva. Per la donna, che ha una capacità ridotta di metabolizzare l'alcol, la quantità di consumo giornaliero non deve superare 1 o al massimo 2 bicchieri di una qualsiasi bevanda alcolica. Un bicchiere di vino, una birra, oppure un bicchiere di superalcolico contengono tutti e tre una quantità di alcol di 12 gr. E' da considerare a basso rischio una quantità giornaliera di alcol che non deve superare i 20-40 gr per gli uomini e 10-20 gr per le donne (l'alcol deve essere assunto durante i pasti e non fuori pasto). In alcune circostanze, come in adolescenza o in gravidanza, non bere affatto tuttavia è certamente preferibile. L'alcol infatti, oltre alle conseguenze generali sulla salute, può causare una minore produzione di ormoni femminili (alterazione degli estrogeni). Per questo motivo, bere in adolescenza è particolarmente grave: lo squilibrio ormonale provocato dall'alcol può portare a ritardi nella maturazione sessuale e riproduttiva, scarsa crescita corporea (soprattutto se si tende a bere invece di mangiare) e predispone all'osteoporosi (fragilità delle ossa). Anche le "bevute occasionali" non sono innocue come potrebbe sembrare e possono causare, se ripetute, irregolarità mestruali, assenza di ovulazione e conseguente infertilità temporanea. Bere molto danneggia gli organi interni (soprattutto il fegato), rende le ossa fragili e meno compatte, e naturalmente provoca irregolarità mestruali (fino all'assenza di mestruazione) e infertilità. Se assunto in gravidanza, infine, l'alcol ha conseguenze serie per il bambino, che va incontro a deficit cognitivi gravi e anche molto gravi, a seconda di quanto si è bevuto (sindrome feto-alcolica). I danni sono oramai ben noti e riguardano soprattutto l'attenzione, la capacità di calcolo, l'apprendimento di nuove informazioni e comportamenti, l'adattamento sociale. Non bere: il danno è maggiore di quanto pensi, ha effetti che durano più di quanto immagini, e, se sei incinta, puoi compromettere seriamente l'intelligenza di tuo figlio. ISS:RPMA: Proteggi la tua fertilità: Cosa posso fare per proteggere la mia fertilità? (buoni consigli per gli uomini) Non fumare Il fumo danneggia gli spermatozoi. Gli spermatozoi prodotti sono di meno e soprattutto sono meno vitali e tra di essi aumenta la percentuale di spermatozoi con anomalie genetiche. La cattiva qualità degli spermatozoi porta ad una riduzione dei concepimenti e ad un aumento del numero di aborti spontanei. Quante più sigarette si fumano, tanto più diminuiscono gli spermatozoi (nei forti fumatori il calo è del 22%) e cresce il rischio di danni al DNA. Il fumo sembra incidere anche sulla capacità fecondativa in sé dello spermatozoo: questo spiegherebbe la scarsa fertilità riscontrata in fumatori che pure hanno per altri versi un liquido seminale normale, cioè con valori che, se pure diminuiti, restano nei limiti della media. Quest'ultimo dato però è particolarmente difficile da valutare in modo oggettivo. In ogni caso, smettere di fumare non può che avere effetti positivi sulla fertilità, sia in considerazione delle numerosissime conseguenze negative che ha sulla salute, sia perché espone la donna al fumo passivo, sia, infine, per le possibili alterazioni spermatiche. Per le coppie che già hanno difficoltà procreative, il fumo rappresenta un ulteriore ostacolo al successo riproduttivo.
Attenzione alle infezioni Le infezioni da virus o batteri, possono causare alterazioni di importanti organi dell'apparato genitale maschile come l'uretra, l'epididimo, il didimo e la prostata. Possono provocare inoltre stenosi, fino all'ostruzione, dei dotti che portano il liquido seminale dall'epididimo al pene (dotti deferenti) il che ne ostacola la fuoriuscita o in caso di alterazione secretiva la riduzione dello sperma prodotto (oligospermia). Le conseguenze sulla fertilità maschile sono evidenti: basti pensare che il test per la ricerca della Chlamydia è risultato positivo nel 50% dei maschi infertili. La Chlamydia in particolare può provocare alterazioni nelle testa degli spermatozoi e ridurre la reazione acrosomiale (reazione chimica della testa dello spermatozoo -acrosoma- con la membrana che protegge l'uovo e che ne consente la penetrazione). Poiché il batterio si "attacca" alla testa degli spermatozoi è stato anche ipotizzato che possa indurre l'organismo a produrre auto-anticorpi antispermatozoi. Da non trascurare, inoltre, il fatto che le infezioni delle vie genitali possono diventare una specie di "serbatoio naturale" di germi che possono essere ripetutamente trasmessi al/alla partner trasferendo l'infezione. Infine, le infezioni possono causare complicazioni nelle procedure di procreazione medicalmente assistita (in particolare nella FIVET).
Non bere L'alcol danneggia sia la produzione che la qualità degli spermatozoi. Sono stati osservati danni al liquido seminale sia per quanto riguarda la concentrazione che la loro motilità, vitalità e struttura, con un aumento di danni irreversibili alla coda e una riduzione della capacità di fecondazione. Studi condotti su alcolisti non cirrotici -che quindi hanno un organismo, per altri versi, sano- hanno dimostrato che nel 45% dei casi si verifica una riduzione del numero di spermatozoi, in un altro 45% si notano anomalie morfologiche (spermatozoi che hanno atipie morfologiche), e complessivamente il 50% ha problemi di motilità (spermatozoi che non si muovono). Spesso, chi beve fuma anche e questo non fa che peggiorare il risultato: anzi, molti ricercatori ritengono che i due fattori si potenzino a vicenda nel causare l'infertilità. Bere, infine, può causare impotenza, alterazione delle caratteristiche sessuali secondarie e calo della libido (riduzione di barba e peli, aumento del seno, distribuzione del tessuto adiposo sulle anche). Smettere di bere, se non ci sono danni agli organi, fa recuperare la fertilità e preserva l'attività sessuale.
Non doparti (steroidi anabolizzanti) Gli steroidi anabolizzanti sono derivati sintetici del testosterone, modificati al fine di stimolare la produzione di proteine per aumentare la forza e la massa muscolare. Per ottenere questi risultati è necessario però doparsi in modo sistematico ma, gli anabolizzanti, se usati ad alte dosi e per molto tempo, hanno effetti collaterali gravi sia di tipo organico che psichico. Infatti, a causa dei livelli alti di testosterone nel sangue dovuti all'assunzione, si blocca la produzione endogena dell'ormone maschile. Vi può inoltre essere un'alterazione dei caratteri sessuali secondari quali cambio della voce, crescita del seno, atrofia dei testicoli, scarsa attività delle ghiandole sessuali. Chi usa troppi steroidi anabolizzanti, infine, può diventare molto aggressivo o addirittura violento, o al contrario depresso e apatico e sviluppare una vera e propria dipendenza dal farmaco. Oppure può incorrere nel rischio di infarto e di ictus e di altre malattie di tipo cardiocircolatorio o tumorale. Negli adolescenti l'uso di steroidi anabolizzanti in dosi significative può causare arresto della crescita corporea, dovuta ad una chiusura prematura delle cartilagini epiteliali. Mentre il danno alla fertilità e alla salute è certo, non è ancora affatto dimostrato che doparsi serva a molto per migliorare l'aspetto fisico: non correre rischi inutili!
Attenzione al caldo Gli spermatozoi sono molto sensibili al caldo: è per questo che i testicoli sono posti al di fuori del corpo. Spesso però le condizioni lavorative e di vita espongono lo scroto (la "borsa" in cui sono contenuti i testicoli) a temperature che, anche se apparentemente non alte, sono sufficienti -basta un grado in più- a danneggiare gli spermatozoi, soprattutto se protratte per un lungo periodo (si pensi ad esempio ai lavori che comportano lo stare seduti per molte ore al giorno, come nel caso dei tassisti e dei camionisti). Del resto il varicocele (dilatazione delle vene che circondano il testicolo per un reflusso emodinamico) che è considerato una delle cause più diffuse anche se controverse, di infertilità maschile, viene da alcuni associato proprio ad un aumento della temperatura del testicolo. Gli effetti sono soprattutto a carico della concentrazione e della quantità complessiva di spermatozoi nel liquido seminale, con scarsa o nulla incidenza su altri valori. In caso, invece, di costante esposizione ad alte temperature come nel caso dei tintori, dei cuochi, di chi lavora negli alti forni, si è osservato un arresto parziale o completo della spermatogenesi (produzione di spermatozoi) e rischio di un aumento del numero di spermatozoi anomali e con scarsa motilità. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, non si tratta di un danno permanente. Però, se stai pensando di avere un figlio, controlla se l'esposizione al caldo sta creando un problema alla tua fertilità.
Conserva il seme se devi curarti con radiazioni e/o farmaci antitumorali Spesso per curare un tumore è necessario ricorrere a terapie che comportano, nella stragrande maggioranza dei casi, sterilità, a volte temporanea a volte definitiva. Naturalmente molto dipende dal tipo di terapia utilizzata, dalla sua durata e dall'effetto combinato di farmaci o dei trattamenti. Occorre valutare le conseguenze caso per caso. Tuttavia è ormai noto che molti farmaci utilizzati in oncologia contengono sostante particolarmente tossiche per le gonadi (tanto da indurre i ricercatori a cercarne di nuovi meno tossici). Inoltre, purtroppo, le cellule germinali dell'uomo sono particolarmente sensibili alle radiazioni ionizzanti (usati nella radioterapia) già ad un livello di esposizione molto inferiore a quello necessario per il trattamento di alcuni tumori. Il danno può essere contenuto se i testicoli vengono schermati con il piombo, tuttavia, in alcuni casi, l'irradiazione riguarda tutta la zona pelvica, testicolo incluso. Ad esempio, per curare alcune leucemie è necessaria una irradiazione testicolare diretta da 30 o 40 gy -unità di misura delle radiazioni- che distrugge le cellule di Leydig, con un calo irreversibile della produzione del testosterone e quindi degli spermatozoi. La combinazione di chemioterapia e radioterapia, come è facilmente intuibile, ha effetti molto gravi sulla spermatogenesi. Infine, le radiazioni ionizzanti modificano il DNA degli spermatozoi: alcuni danni possono essere riparati mentre l'esposizione è ancora in corso, ma se la dose è troppo alta i meccanismi di riparazione sono insufficienti. Un'alterazione genetica degli spermatozoi comporta, in caso di concepimento, abortività, morti in utero, malformazioni congenite o malattie genetiche, oppure se la mutazione ha colpito un gene "recessivo", difetti che vengono trasmessi alla prole e spesso si manifestano dopo alcune generazioni. Prima di esporsi ad una terapia che mette a rischio la fertilità è prudente raccogliere e conservare il seme: è un modo semplice e sicuro di preservare la tua fertilità e proteggere la salute dei tuoi figli.
ISS:RPMA: Proteggi la tua fertilità: Concepire un figlio Come funziona l'apparato riproduttivo femminile? L'apparato riproduttivo femminile è composto da ovaie, tube di Falloppio (o Salpingi), utero, vagina, cervice uterina (collo dell'utero). Le ovaie sono due piccoli organi a forma di mandorla che contengono le cellule uovo (oociti), le tube di Falloppio sono invece due sottili canali, che collegano l'utero alle ovaie. E' nelle tube che avviene la fecondazione, cioè l'incontro dello spermatozoo con la cellula uovo. L'uovo fecondato viene nutrito e trasportato fino all'utero dove avverrà l'impianto, cioè l'annidamento dell'embrione sulla parete dell'utero. Ogni mese, la mucosa che riveste l'utero (endometrio) "cresce", diviene cioè spessa e spugnosa per consentire l'annidamento della cellula uovo fecondata. La cervice uterina (o collo dell'utro) è un tessuto che si trova in fondo alla vagina che secerne muco di densità variabile (muco ccervicale). Infatti, il muco diventa più o meno denso durante le diverse fasi del ciclo, quando è molto denso gli spermatozoi non riescono ad oltrepassarlo per raggiungere l'utero, mentre quando è più sottile ne favorisce il passaggio.
Cosa sono le mestruazioni? Se non c'è stata fecondazione, la cellula uovo e la spessa superficie dell'endometrio vengono espulsi dal corpo attraverso la vagina. L'endometrio è un tessuto denso e irrorato e viene reso fluido e liquido da un apposito enzima litico, per questo le perdite di sangue durano qualche giorno.
Come è regolato il ciclo mestruale? Il ciclo mestruale completo parte dal prmo giorno della mestruazione e dura in media 26-28 giorni E' un meccanismo complesso regolato dagli ormoni. Il flusso può durare dai tre a sei giorni. Può capitare di avere delle piccole perdite (spotting) qualche giorno prima delle mestruazioni. Dal secondo giorno dall'inizio delle mestruazioni, comincia la cosiddetta fase follicolare. E' chiamata così perché i follicoli che portano alla maturazione la cellula uovo si attivano nuovamente, sia per far maturare l'ovocita sia per provvedere alla sintesi degli ormoni (estrogeni e progesterone) necessari per ricostituire l'endometrio. Questo processo, dominato nella fase che precede l'ovulazione, dagli estrogeni, si conclude da intorno al 14°giorno (le donne con il ciclo più corto, hanno l'ovulazione intorno al 12° giorno). Il follicolo si apre e la cellula uovo discende nelle tube di Falloppio: questo è il periodo fertile del ciclo femminile che dura circa due giorni (durata in vita la cellula uovo) . Però gli spermatozoi sopravvivono nel corpo femminile molto di più la cellula uovo (anche fino a 4 giorni) per cui un rapporto sessuale avvenuto anche 3 o 4 giorni prima dell'ovulazione può portare alla fecondazione. A questo si aggiunge il fatto che la durata dei cicli è molto variabile e di conseguenza l'ovulazione non avviene sempre il 14 giorno. Nel valutare i giorni potenzialmente fecondi va tenuto conto di tutti questi fattori. Dopo l'uscita della cellula uovo il follicolo si trasforma nel corpo luteo, che produce progesterone, che predispone l'utero a ricevere l'impianto la cellula uovo fecondata. Questa fase del ciclo si chiama fase luteale o secretiva e dura 14 giorni più o meno 1. Se non è avvenuta nessuna fecondazione e nessun impianto i livelli di progesterone e di estrogeni calano rapidamente. Il brusco calo degli ormoni avvia lo sfaldamento e l'espulsione dell'endometrio: con questo si conclude il ciclo.
Che cosa è l'ovulazione? L'ovulazione è la maturazione di una cellula uovo (ovocita) in modo da predisporlo alla fecondazione. Già dalla nascita una bambina ha, nelle ovaie, un gran numero di ovociti ma non maturi (fino a due milioni). La maggior parte verrà perduta negli anni: alla pubertà ne restano "solo"dai 300 ai 500 mila, a 45-50 anni solo qualche migliaio. Gli ovociti sono contenuti nei follicoli che li nutrono ma ne impediscono la maturazione. Durante ogni singolo ciclo mestruale ne maturano diversi ma ne viene scelto solo uno alla volta che diventa il dominante. Per questo motivo un gran numero di follicoli e di ovociti non giungerà mai a maturazione. I follicoli spenti verranno poi riassorbiti dalle ovaie (questo processo è noto come atresia o regressione). L'atresia porta progressivamente all'esaurimento di tutti i follicoli e alla menopausa.
Come avviene la maturazione di una cellula uovo? Dopo che il picco degli estrogeni ne ha determinato il rilascio, l'ipofisi rilascia l'ormone LH (ormone luteinizzante) che porta alla deiscenza dell'ovocita (apertura del follicolo). Poche ore prima dell'ovulazione l'ovocita viene "preparato" per poter essere fecondato: la cellula uovo si divide (meiosi) ed espelle un corpuscolo che contiene 46 cromosomi (primo globulo polare), l'ovocita viene circondato da uno strato di cellule (cumulo ooforo), sotto il quale si trova una membrana trasparente (la zona pellucida) che lo spermatozoo dovrà penetrare per poterlo fecondare. Infine l'ovocita discende nelle tube dove può avvenire l'incontro con lo spermatozoo, in genere circa 12 o 24 ore dopo l'ovulazione.
Come funziona l'apparato riproduttivo maschile? L'apparato riproduttivo maschile è composto dalle ghiandole sessuali (i testicoli), da un sistema escretore (le vie spermatiche che portano lo sperma dai testicoli fino al pene) e dal pene. I testicoli sono contenuti in una sorta di borsa (scroto) il cui fine è mantenere gli spermatozoi ad una temperatura il più possibile omogenea e inferiore a quella del corpo. All'interno dei testicoli si trovano i tubuli semiferi, il cui scopo è produrre gli spermatozoi, le cellule di Sertoli e le cellule di Leydig che producono testosterone, necessario alla produzione di spermatozoi. Importanti sono, infine, la prostata che fornisce al liquido seminale enzimi che ne rendono possibile la liquefazione durante l'eiaculazione (il liquido seminale infatti coagula subito dopo l'eiaculazione e questo non permetterebbe agli spermatozoi di muoversi), la ghiandola di Cowper e le veschicette seminali che si trovano dietro la vescica. Una volta prodotto lo sperma viene raccolto nell'epididimo che può essere considerato un serbatoio e da lì, durante l'eiaculazione, risale i dotti deferenti che lo trasportano fino all'uretra da cui fuoriesce.
Come avviene la formazione degli spermatozoi? Gli spermatozoi vengono formati continuamente, dalla pubertà fino alla vecchiaia. Il processo che porta alla maturazione dello spermatozoo dura 72 giorni e si chiama spermatogenesi. Inizia con la trasformazione delle cellule staminali (spermatogoni) in spermatociti primari, che a loro volta si dividono in due (meiosi) dimezzando il numero di cromosomi, da 46 a 23 (gli altri 23 infatti verranno aggiunti dall'uovo al momento della fecondazione). Gli spermatociti secondari così creati, maturano rapidamente in spermatidi. Successivamente assumeranno una forma allungata e soprattutto una coda capace di imprimere movimento all'intera cellula, diventando finalmente spermatozoi (il processo si chiama spermiogenesi). Lo spermatozoo maturo è composto da due parti fondamentali: la testa e la coda. La testa è costituita dal nucleo della cellula contente il patrimonio genetico e da una specie di cappuccio (acrosoma) il cui compito fondamentale è riconoscere chimicamente l'uovo al fine di far penetrare la testa; la coda ha invece una parte centrale chiamata segmento intermedio indispensabile per il nutrimento e la respirazione dello spermatozoo e una parte finale con lunghi filamenti grazie ai quali si muove. La coda, una volta penetrata la testa viene perduta, mentre l'uovo si circonda di una barriera protettiva che impedisce a tutti gli altri spermatozoi di entrare.
Come avviene il concepimento? Gli spermatozoi, dopo un rapporto sessuale non protetto vengono deposti sul fondo della vagina. La vagina è un ambiente troppo acido per gli spermatozoi, che per questo si avviano velocemente a penetrare il muco cervicale. Dopo un minuto dall'eiaculazione, però, lo sperma si coagula e gli spermatozoi restano bloccati (alcuni però riescono prima del coagulo a risalire verso le tube). Dopo un'ora, lo sperma si "scioglie" e gli spermatozoi possono nuovamente muoversi, al ritmo di circa 2-3 millimetri al minuto, il che significa che impiegano circa un'ora a raggiungere le tube. Sono aiutati dalla presenza di un muco ovulatorio molto fluido e filante particolarmente adatto al passaggio del seme, e dalle contrazioni dell'utero che li spinge verso le tube, riducendo il tempo di risalita spesso anche a pochi minuti. Se tutto è andato bene, uno spermatozoo riesce finalmente a penetrare l'ovocita che ha incontrato nelle tube e a fecondarlo (la vera difficoltà come dicevamo è riuscire a penetrare la membrana protettiva dell'ovocita, chiamata zona pellucida). La capacità fecondante dello spermatozoo non è scontata, ma è dovuta ad un processo di maturazione che in parte è avvenuta nell'epididimo ma che si completa proprio nel passaggio attraverso il corpo femminile (le modificazioni riguardano soprattutto la testa, il cosiddetto acrosoma che deve essere in grado di reagire chimicamente una volta in contatto con la superficie dell'ovocita). Anche l'ovocita deve "preparasi" per divenire effettivamente adatto a generare un embrione: prima si divide in due ed espelle la cellula "figlia" (che si chiama primo globulo polare), poi, successivamente alla penetrazione dello spermatozoo, si divide di nuovo e perde metà del suo patrimonio genetico (espulsione del secondo "globulo polare" un corpuscolo che contiene metà del genoma: 23 cromosomi, che ora sono in più visto che lo spermatozoo porta i suoi 23). Alla fine di questo processo, la zona pellucida non permette più il passaggio di altri spermatozoi, il nucleo si trasforma per fondersi con il nucleo dello spermatozoo. Poco dopo, i due nuclei si avvicinano al centro dell'ovocita, si fondono e mescolano il loro patrimonio genetico: si è formato lo zigote. Iniziano a questo punto le divisioni cellulari: lo zigote si divide in due, le due cellule si dividono a loro volta in due (siamo a quattro), queste si dividono a loro volta in due (otto), e così via. Dopo qualche giorno lo zigote è divenuto una struttura più complessa, la blastocisti, che scende verso l'utero per impiantarsi nell'endometrio (l'impianto avviene dopo 6 o 7 giorni dalla fecondazione).
ISS:RPMA: Infertilità e tecniche di PMA: Che cosa è l'infertilità L'infertilità è considerata dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) una patologia. Per infertilità si intende l'assenza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti mirati non protetti. Il fenomeno dell'infertilità secondo le diverse stime disponibili riguarda circa il 15% delle coppie. Le cause dell'infertilità, sia femminile che maschile, sono numerose e di diversa natura. La letteratura medica sottolinea il ruolo significativo di fattori sociali dovuti a fenomeni complessi come lo stile di vita, la ricerca del primo figlio in età tardiva (molto importante l'età della donna), l'uso di droghe, l'abuso di alcool, il fumo, le condizioni lavorative, l'inquinamento. In molti casi, come per esempio nell'obesità o nelle infezioni, l'informazione e la prevenzione possono fare molto. In altri casi, come nell'endometriosi, sono essenziali la diagnosi precoce e cure adeguate e tempestive. Se l'infertilità rimane anche dopo un iter diagnostico e terapeutico esauriente, è possibile rivolgersi alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Fattori comuni di infertilità
Problemi di peso. Può sembrare strano, eppure il peso (sia l'obesità che l'eccessiva magrezza), può condizionare la fertilità. I dati epidemiologici confermano che l'obesità e l'eccessiva magrezza sono causa, entrambe, del 6% dell'infertilità primaria, ovvero del 12% dell'infertilità totale. Questo vuol dire che, nella maggior parte dei casi (il 70%) se il peso torna normale, anche la fertilità viene recuperata. E' importante quindi che chi è infertile e ha problemi di peso, prima di sottoporsi a terapie per l'infertilità invasive e impegnative (anche dal punto di vista economico), recuperi il proprio peso-forma: spesso è sufficiente. Ma perché il peso influenza l'infertilità? Una spiegazione sta nel fatto che un'alterazione nella produzione degli ormoni steroidei interferisce con la regolazione centrale (ipotalamica-ipofisaria) del ciclo e questo può determinare un riduzione numerica delle mestruazioni fino all'amenorrea. Nelle riserve di grasso del corpo è presente un ormone (androstenedione) che può dare origine all'estrone in modo continuativo. La presenza continuativa e non ciclica, come nella norma, di estrone determina un'alterazione della regolazione centrale delle mestruazioni. Più si ingrassa e più aumenta la quantità di androstenedione, fino a scompensare la funzione riproduttiva. Le donne obese hanno quindi un eccesso di estrogeno, mentre, al contrario, le donne sottopeso hanno un deficit di estrogeno, ma entrambe le condizioni portano a cicli riproduttivi irregolari.
Nelle donne obese si osserva, inoltre, l'alterazione metabolica dell'insulinoresistenza, che è spesso associata alla sindrome dell'ovaio policistico (le ovaie presentano una micropolicistosi dei follicoli: i follicoli continuano a produrre estrogeni in modo costante senza permettere il verificarsi delle condizioni che portano all'ovulazione). Questa sindrome non è caratteristica solo dell'obesità, naturalmente, tuttavia è presente nel 40-50% delle donne obese. Inoltre, gli eccessivi livelli di insulinemia ed un ridotto metabolismo dello zucchero (cui è deputata l'insulina) aumentano il rischio di sviluppare diabete gestazionale o di tipo II cioè che permane anche dopo la gravidanza. La perdita di peso ripristina la funzione ovulatoria e con essa la fertilità.
Le donne sottopeso (con meno del 22% di grasso corporeo) soffrono, invece, di una condizione nota come anemorrea ipotalamica dovuta ad una alterazione della regolazione centrale del ciclo per cause psicogene (anoressia mentale) o per un'intensa attività sportiva. Anche in questo caso recuperare almeno il 90% del peso-forma significa tornare ad essere fertili, anche se in una percentuale più bassa rispetto alle donne obese (resta, infatti, un 13-30% dei casi in cui l'incidenza di altri fattori -ansia o disordini alimentari- ostacola il recupero della funzione ovulatoria). E' molto importante sapere che una intensa attività fisica (come lo sport o la danza classica) porta ad un ritardo del menarca nelle adolescenti. Tutti i caratteri sessuali secondari, crescita del pelo pubico, sviluppo del seno, mestruazioni e ovulazione, sono inibiti finché le adolescenti non interrompono l'attività fisica stressante e non riprendono peso. Un primo segnale importante, anche per i genitori, è l'irregolarità nei cicli mestruali fino all'anenorrea (durata, intensità e periodicità). Successivamente, la progressiva diminuzione della produzione di estrogeni, porta a una diminuzione delle secrezioni vaginali (perdita di muco chiaro a metà ciclo che è segno dell'ovulazione in atto), e ad una riduzione del volume del seno. Si notano secchezza vaginale e perdita di interesse sessuale.
Le adolescenti obese, invece, hanno un menarca precoce. L'obesità, che è dovuta spesso ad una alimentazione fatta di cibo-spazzatura, influisce sullo sviluppo sessuale. Il grasso corporeo tende ad accumulare estradiolo e questo induce lo sviluppo sessuale. Progressivamente, dopo un esordio normale, con l'aumentare di peso, i cicli diverranno sempre più irregolari fino ad uno scompenso nella funzione riproduttiva nel giro di pochi anni. I genitori devono prestare attenzione ai primi segnali di irregolarità nelle mestruazioni delle loro figlie. Infatti, le donne obese hanno cicli irregolari, con flusso abbondante e prolungato (la causa è l'aumentata produzione di estrogeni). Inoltre spesso possono avere crescita di peli sull'addome, sul viso e tra i seni (la causa è l'aumentata produzione di androstenedione e testosterone, un debole ormone maschile). Anche per gli uomini l'obesità è un fattore di rischio per l'infertilità. E' stato dimostrato che uomini sovrappeso o obesi hanno un minor numero di spermatozoi normali e motili, rispetto agli uomini con peso nella norma. Inoltre, l'obesità può avere un effetto indiretto sulla funzione erettile in uomini con problemi di cuore o diabetici (Fonte: American Society for Reproductive Medicine).
Purtroppo, convincere le donne sottopeso che la loro forma fisica -spesso considerata ideale e frutto di sacrifici- è la causa dell'infertilità non è sempre facile. D'altra parte, informare una donna obesa che spesso ha già tentato inutilmente di dimagrire, che il perdere peso è determinante per recuperare la fertilità, può avere un effetto demotivante o depressivo. L'obesità diventa, infatti, un ulteriore ingiusto ostacolo alla fertilità, vissuto inoltre con senso di colpa. In entrambe le situazioni un corretto approccio di counseling, come previsto dalle linee guida ministeriali sulla Procreazione medicalmente assistita, può contribuire in modo decisivo ad affrontare correttamente il disagio.
Il fumo Fumare rende meno fertili. Le fumatrici hanno tassi di infertilità più alti, una fecondità (possibilità di concepire per ciclo) ridotta, e impiegano più tempo a concepire (in genere più di un anno). Il fumo, infatti, è dannoso per le ovaie femminili, e la gravità del danno dipende da quante sigarette e da quanto tempo una donna fuma: è, cioè, direttamente correlata alla dose di fumo assunta (in ogni caso, occorre tener presente che lo standard di riferimento delle ricerche è in genere di 20 o più sigarette al giorno, ma effetti negativi per la fertilità sono stati riscontrati anche con 10 sigarette al giorno). La riduzione della fertilità nelle donne fumatrici sembra essere dovuta all'interferenza delle sostanze tossiche contenute nel fumo con la maturazione degli ovociti. La nicotina (o meglio la cotinina, il suo metabolita) e il benzopirene, un noto cancerogeno, assorbiti attraverso il fumo vanno a finire anche nel liquido follicolare e nelle cellule granuloso-luteiniche (nell'ovaio). Sono state trovate, con concentrazioni variabili a seconda del numero di sigarette fumate, nel 100% delle pazienti sterili fumatrici sottoposte a fecondazione assistita. Anche il fumo "passivo" ha una notevole incidenza: la cotinina è presente in un'alta percentuale di donne non fumatrici e con partner non fumatore che hanno assunto fumo passivamente negli ambienti di lavoro.
Il fumo, inoltre, ha conseguenze negative anche sull'andamento della gravidanza e sul benessere del feto e del neonato. E' associato ad un aumento di aborti spontanei, al rischio di parti pretermine, di gravidanze extrauterine (rischio relativamente elevato in chi fuma più di 20 sigarette al giorno), alla nascita di bambini con peso più basso (circa 200 grammi in meno con fumo attivo e 80 con fumo passivo), e, infine, ad un incremento del rischio di mortalità perinatale. Il monossido di carbonio e la nicotina, infatti, sono in grado di attraversare la placenta: questo determina un minor apporto di ossigeno e una riduzione della circolazione utero-placentare. L'esposizione alla nicotina durante la vita fetale, inoltre, avrebbe un effetto negativo sulla regolazione della respirazione nel sonno nel neonato, causandone la morte improvvisa (SIDS-sindrome della morte improvvisa del neonato).
Purtroppo, però, benché la correlazione tra fumo e infertilità sia indubitabile, è quasi impossibile valutarne l'importanza in senso assoluto. Spesso, infatti, sono contemporaneamente presenti anche altri fattori come lo stile di vita, le abitudini alimentari (soprattutto carenza di vitamine, aminoacidi e acidi grassi essenziali), consumo elevato di caffè, noncuranza rispetto ad alcune fondamentali regole igieniche, ecc., che hanno a loro volta una notevole incidenza sull'infertilità. Per avere una stima precisa del danno causato dal fumo, occorrerebbe conoscere la fertilità che avrebbero avuto le donne fumatrici se non avessero fumato, cioè diciamo così in "condizioni normali", ma questo naturalmente non è possibile. Tuttavia pur con questi limiti, si è stimato che il 13% dell'infertilità femminile è causato dal fumo. Questa infertilità è del tutto reversibile: smettere di fumare riporta la fertilità -se non dovuta ad altre cause- a livelli normali. Inoltre, le coppie che già soffrono di infertilità, devono sapere che fumare riduce la possibilità di successo di una tecnica di procreazione medicalmente assistita.
Spiegazione biologica: studi condotti su animali hanno dimostrato che i componenti del fumo (come cadmio, benzopirene e nicotina) aumentano il tasso di distruzione follicolare con perdita precoce della funzione riproduttiva e interferiscono con la meiosi, ovvero il processo di duplicazione cellulare. Proprio la distruzione follicolare sembra essere causa dell'anticipo della menopausa, di circa un anno e mezzo, nelle donne fumatrici. I dati resi disponibili dalla fecondazione assistita, inoltre, confermano un'alta frequenza, nelle donne fumatrici, di ovociti diploidi (con 46 cromosomi invece di 23). Il fumo, quindi, diminuisce la riserva di ovociti e causa la riduzione della fertilità: le donne fumatrici infertili sottoposte a stimolazione ovarica hanno bisogno di una maggiore somministrazione di gonadotropine per produrre ovociti. I cicli annullati o che vanno a vuoto (in cui non c'è fecondazione) sono di più, gli ovociti recuperati nei cicli non annullati sono di meno, aumentano gli aborti spontanei, il numero complessivo di gravidanze è più basso (è ridotto del 34%). In sintesi, è ridotta la riserva di ovociti, la risposta alla stimolazione ovarica, il numero di oviciti recuperati per ciclo, il numero di fertilizzazioni per ciclo. Gli effetti peggiorano con l'aumentare dell'età. Il fumo incide anche sulla fertilità maschile. Diversi studi hanno dimostrato che il fumo ha effetti negativi sulla spermatogenesi (processo di produzione di spermatozoi) sulla concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale, sulla loro motilità, vitalità e morfologia. Le sostanze tossiche contenute nel fumo possono provocare alterazioni genetiche negli spermatozoi che impediscono allo zigote di svilupparsi in modo normale: nelle coppie in cui solo il partner maschile è fumatore si è osservata una riduzione del numero di concepimenti e aumento del numero di aborti spontanei. Quante più sigarette si fumano, tanto più diminuiscono gli spermatozoi (nei forti fumatori la riduzione è in media del 22%) e aumenta il rischio di danni al DNA. Una valutazione conclusiva dell'effetto complessivo sulla fertilità maschile è resa però difficile dal fatto che spesso sia pur diminuiti, i valori dei fumatori (densità, motilità e morfologia degli spermatozoi) restano nella media. Il criterio di valutazione più preciso è quello della capacità fecondativa dello sperma in sé, che tuttavia non è sempre disponibile. Smettere di fumare, in ogni caso, non può che avere effetti positivi sulla fertilità, sia perché il fumo del partner espone la donna al fumo passivo, sia in considerazione delle numerosissime conseguenze negative dirette per la salute maschile, sia, non ultimo, in considerazione delle alterazioni spermatiche. Per le coppie che già hanno difficoltà procreative, il fumo rappresenta un ulteriore ostacolo al successo riproduttivo. (Fonte: American Society for Reproductive Medicine).
Infezioni Anche le flogosi (infiammazioni) dell'apparato genitale femminile costituiscono un grave problema per la riproduzione. Responsabili sono le infezioni causate da malattie a trasmissione sessuale come la Sifilide o la Gonorrea, e ancora più insidiosa, perché asintomatica e diffusissima, la Chlamydia (causata da un microorganismo). Queste infezioni, che si localizzano nella cervice uterina e nella vagina, rendono spesso dolorosi i rapporti sessuali, alterano l'equilibrio chimico della vagina e hanno un effetto tossico sugli spermatozoi. Anche altri germi possono causare danni ai genitali interni femminili. Ad esempio, tutte le manovre che interessano la cavità uterina (revisioni di cavità, aborti clandestini, dispositivi intrauterini -IUD-) possono essere la via per il verificarsi di una infezione addominale. Se l'infezione risale le vie riproduttive femminili può causare la cosiddetta PID (pelvic inflammatory disease), con la possibilità che vengano occluse le tube (nel 50% dei casi dopo la terza volta che si manifesta la malattia). La Chlamydia è responsabile di circa il 50% delle infiammazioni pelviche: il rischio è quindi maggiore rispetto alle altre malattie veneree ed inoltre, essendo la Chlamydia molto più diffusa, si contrae più frequentemente. Il rischio di infertilità dovuta a occlusione tubarica, ricorre in circa il 12% delle donne che hanno avuto anche un singolo episodio di salpingite (il rischio raddoppia quasi ad ogni ricaduta). Basta un ritardo nel trattamento anche di soli tre giorni dai primi sintomi di salpingite -dolori all'addome- per triplicare il rischio di danno tubarico.
La Chlamydia, la malattia infettiva più diffusa al mondo, è, come dicevamo, del tutto asintomatica nella maggior parte dei casi (fino all'85-90%) e colpisce soprattutto donne molto giovani sessualmente attive (dai 15 ai 21 anni). L'assenza di sintomi fa sì che le adolescenti possano non accorgersi dell'infezione anche per 10 o 15 anni, lasciando tutto il tempo al microorganismo di colpire anche l'endometrio e le tube di falloppio causando sterilità. Secondo dati americani addirittura il 50% delle donne sessualmente attive ha nel sangue gli anticorpi specifici sviluppati dal sistema immunitario per combattere l'infezione, il che significa che moltissime donne hanno già avuto la malattia, oppure, in una percentuale minore, hanno l'infezione in corso al momento del test.
Per fortuna, i test oggi disponibili per la Chlamydia sono molto affidabili, sicuri (99%) e non invasivi (esame urine). Tutte le donne che hanno infiammazioni dell'uretra, della cervice, dell'endometrio o salpingiti, dovrebbero sottoporsi al test. Spesso la Chlamydia si manifesta insieme alla Gonorrea. Le donne positive alla Gonorrea, o con partner con Gonorrea o altre infezioni all'uretra, dovrebbero quindi sottoporsi al test. Il trattamento è semplice e sicuro: basta una settimana o poco più di antibiotici. Trattare la Chlamydia e la Gonorrea significa ridurre il rischio di infertilità. La prevenzione dell'infiammazione pelvica e delle sue conseguenze sulla fertilità è quindi possibile ed efficace, soprattutto se precoce e se riesce a coinvolgere gli adolescenti. I test andrebbero fatti periodicamente perlomeno sulle categorie più a rischio (donne che presentano già segni di infiammazione delle vie riproduttive, adolescenti, donne che hanno più partner sessuali): dove questa politica sanitaria è stata attuata, come nel Wisconsin (USA) e in Svezia, i casi di Chlamydia si sono dimezzati.
La Chlamydia è un fattore di rischio anche per la fertilità maschile. Causa, infatti, uretrite, epididimite e prostatite che sono importanti fattori di infertilità. L'infezione dei vasi deferenti o dell'epididimo può causare stenosi (restringimento) parziale o completa delle vie escretrici, con conseguente alterazione della qualità dello sperma o oligozoospermia. Infatti, il test per la ricerca della Chlamydia si è rivelato positivo in una significativa percentuale di maschi infertili (i dati variano molto però da studio a studio). La ricerca di anticorpi specifici, per esempio, è risultata positiva nel 50-70% dei casi. La Chlamydia può provocare alterazioni nella testa degli spermatozoi e ridurre la reazione acrosomiale, mentre si ipotizza anche che possa indurre la produzione di anticorpi-antisperma. I testicoli, infine, rappresentano un serbatoio naturale di germi che vengono ripetutamente trasmessi alla partner, causando continue infezioni. Oltre alla Chlamydia, naturalmente, diversi altri virus e batteri comuni alterano la struttura, la motilità o la produzione di spermatozoi o causano prostatite e uretrite. Inoltre, le infezioni possono causare complicazioni nelle procedure di fecondazione assistita (FIVET) (Fonte: American Society for Reproductive Medicine).
Gli steroidi anabolizzanti e il fenomeno del doping L'uso di steroidi anabolizzanti merita un particolare rilievo. Gli steroidi anabolizzanti sono derivati sintetici del testosterone modificati al fine di stimolare il metabolismo proteico con incremento della forza e massa muscolare e riduzione della massa grassa. Per ottenere questo risultato in misura soddisfacente per il body-building e per avere un effetto dopante nello sport, si assumono dosi molto superiori (fino a 100 volte superiori) rispetto a quelle suggerite per uso terapeutico. L'uso di steroidi anabolizzanti, specialmente ad alte dosi e/o per lunghi periodi di tempo, è associato ad un gran numero di effetti collaterali di tipo sia fisico che psichiatrico. Gli effetti dovuti all'attività androgenica che si manifestano sui caratteri sessuali sono: inibizione della sintesi di testosterone che può portare a gravi scompensi metabolici e infertilità maschile dovuta ad azoospermia. Sono oramai note anche ulteriori conseguenze di carattere sessuale come: crescita del seno, voce "bianca" da castrato, atrofia dei testicoli, ipogonadismo (effetti dovuti agli estrogeni non controbilanciati dalla produzione androgenica testicolare). Nelle donne vi è un effetto di mascolinizzazione -anche irreversibile- con irregolarità mestruali, riduzione del seno, acne, aumento della peluria, voce virile, calvizie (la virilizzazione riguarda anche il feto femminile). Per fortuna, però, nonostante la notevole persistenza dell'effetto (azoospermia anche un anno dopo che si è smesso l'uso di steroidi anabolizzanti) l'infertilità maschile non è del tutto irreversibile. Studi recenti hanno dimostrato che la somministrazione di gonadotropine anche solo per tre mesi, può ripristinare la produzione di spermatozoi.
Spiegazione biologica. Gli steroidi anabolizzanti androgeni, sono un derivato sintetico del testosterone, il più importante ormone maschile. Gli androgeni (ormoni maschili) hanno un ruolo cruciale nello sviluppo dell'apparato riproduttivo maschile (epididimo,vasi deferenti, vescicole seminali, prostata e pene) e nello sviluppo puberale: sono quindi determinanti per la fertilità e la sessualità maschile. Il testosterone viene secreto dalle cellule di Leydig che si trovano nei testicoli ed è necessario per la spermatogenesi. L'assunzione di steroidi anabolizzanti inibisce la produzione di testosterone da parte delle cellule di Leydig e, di conseguenza, causa una insufficiente spermatogenesi. La presenza nel sangue di testosterone, sia pure artificiale, inibisce la produzione di testosterone da parte delle cellule di Leydig per un meccanismo di autoregolazione ormonale. Del resto, la somministrazione di testosterone al fine di sopprimere la spermatogenesi è il meccanismo su cui si basa la recente contraccezione maschile (il cosiddetto"pillolo"). Poiché gli steroidi anabolizzanti sono un derivato del testosterone, anche il loro uso produce lo stesso effetto. Questo è il motivo per cui doparsi causa infertilità. Viceversa, è importante sapere che se si è costretti a sottoporsi a trattamenti citotossici (chemioterapie) o a terapie con irradiazioni, sopprimere temporaneamente la produzione di testosterone nei testicoli potrebbe essere la via per prevenire un danno irreversibile alle cellule staminali spermatogoniche.
Oltre che causa di infertilità, gli steroidi anabolizzanti hanno conseguenze gravi anche per la salute in genere. E' oramai comprovata una maggiore frequenza di infarto del miocardio e di ictus: infatti l'uso di steroidi può influenzare negativamente il profilo lipidico ed ematico determinando una predisposizione a patologie di tipo cardiocircolatorio. Sono noti i seguenti effetti collaterali: ipertensione, arteriosclerosi, emboli, ittero, neoplasie epatiche, carcinomi, danneggiamento dei tendini.
Infine, sono dimostrati effetti di tipo psichiatrico -aggressività che può giungere fino a generare episodi di violenza (in dosi intorno a 1000 mg di testosterone a settimana) o, al contrario, depressione e apatia- e disturbi del comportamento, tra cui la stessa dipendenza da prodotti anabolizzanti. Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV) definisce gli steroidi anabolizzanti "sostanze che a volte producono un senso iniziale di benessere (o anche euforia), cui si sostituisce, dopo l'uso ripetuto, carenza di energia, irritabilità ed altre forme di disforia. L'uso continuativo di queste sostanze può condurre a sintomi più gravi (sintomatologia depressiva) e a condizioni mediche generali (malattie del fegato)". Per i genitori è molto importante sapere, come per le altre droghe, il meccanismo di avvio all'uso di steroidi si basa sulla competizione e simulazione del comportamento dei compagni, in questo caso ammirati per la forma fisica e la sicurezza psicologica che ne deriva. Del resto, tra gli adolescenti l'uso di steroidi anabolizzanti è spesso unito al consumo di droghe "classiche" e come queste dà dipendenza, con fenomeni di crisi di astinenza. Il danno che ne deriva è molto grave, non ultimo sullo sviluppo corporeo, è noto infatti che gli steroidi anabolizzanti, se assunti in dosi significative in età prepuberale, possono causare arresto della crescita corporea dovuta ad una prematura chiusura delle cartilagini epiteliali.
Endometriosi L'endometriosi è una malattia diffusa, e una delle cause più comuni di sterilità. In Italia soffrono di endometriosi circa tre milioni di donne, che spesso arrivano ad una diagnosi certa dopo diversi anni, quando presumibilmente la malattia si è aggravata. Ma che cos'è l'endometriosi? L'endometrio è il tessuto che riveste la superficie interna dell'utero. Ogni mese cresce e se non è avvenuta nessuna fecondazione, si sfalda dando luogo alle mestruazioni. Nell'endometriosi del tessuto simile all'endometrio si forma all'esterno dell'utero e nella maggior parte dei casi si diffonde nell'area dell'apparato riproduttivo femminile (ovaio, tube di Falloppio, legamenti dell'utero, area tra vagina e retto), ma è stato trovato anche sui genitali esterni (vagina, cervice e vulva) e sugli altri organi interni. La spiegazione che sembra più probabile è quella della cosidetta "mestruazione retrograda": durante le mestruazioni parte del sangue e delle cellule dell'endometrio in esso contenute risalgono le tube e da lì escono invadendo la cavità peritoneale, dove attecchiscono e proliferano (importanti sembrano essere, però, anche i fattori genetici e ambientali). Come l'endometrio, questo tessuto è modulato dagli ormoni prodotti dall'ovaio (in particolare gli estrogeni) per cui cresce e si sfalda ciclicamente. Non può però uscire dal corpo attraverso la vagina come nelle normali mestruazioni, per cui il sangue e le cellule endometriali in esso contenute, ristagnano generando una infiammazione cronica degli organi su cui il tessuto è cresciuto. Se le formazioni proliferano producono aderenze che irrigidiscono gli organi e ne impediscono il funzionamento: questo è il motivo per cui se sono colpiti gli organi della riproduzione (es. ovaio e tube), l'endometriosi causa l'infertilità.
Il sintomo più comune è il dolore correlato alle funzioni degli organi interessati -dolore in prossimità delle mestruazioni (ma anche prima e dopo), durante l'ovulazione, durante e dopo i rapporti sessuali, durante la defecazione e la minzione- oppure continuativo (cronico) alla pelvi. E' importante consultare il ginecologo e, in caso di sospetto diagnostico, è bene sottoporsi ad una laparoscopia. Solo con l'analisi del tessuto prelevato grazie a questo esame, infatti, è possisibile avere certezza della diagnosi di endometriosi. La diagnosi clinica è più difficile anche per il fatto che sintomi sono indistinguibili da quelli tipici dell'intestino irritabile o dell'infiammazione pelvica (motivo per cui spesso l'endometriosi viene diagnosticata tardi). La laparoscopia inoltre può diventare una terapia essa stessa, in quanto con un piccolo intervento endoscopico si possono asportare le formazioni endometriosiche senza intaccare gli organi. Questo intervento aumenta la fertilità - soprattutto nel caso in cui vi sia minor compromissione e in cui si possa ripristinare anche la normale anatomia degli organi riproduttivi - e riduce il dolore, anche se non in modo definitivo perché la malattia può recidivare. L'intervento è meno efficace per la fertilità se lo stadio è più avanzato. Curare l'endometriosi migliora anche le possibilità di successo della PMA. Se l'endometriosi è lieve o moderata è consigliata la IUI (inseminazione intrauterina). Però se è compromessa la funzione tubarica, se altri trattamenti hanno fallito, o in presenza di fattore maschile, è consigliabile ricorrere alla FIVET (la percentuale di successo però è leggermente inferiore a quella di condizioni paragonabili come l'occlusione tubarica). In ogni caso, diagnosticare tempestivamente l'endometriosi è possibile e necessario. Curare l'endometriosi, soprattutto nella fase iniziale, vuol dire tutelare la propria fertilità e il proprio benessere fisico e psicologico.
ISS:RPMA: Infertilità e tecniche di PMA: Infertilità maschile e femminile Cosa sono l'infertilità e la sterilità? Una coppia che dopo un anno di rapporti regolari e non protetti non riesce a concepire è in genere considerata infertile. Non bisogna dimenticare, però, che una non trascurabile percentuale di coppie riesce ad avere un figlio dopo due anni di tentativi, per cui molti preferiscono parlare di infertilità dopo 24 mesi (secondo i criteri della Organizzazione Mondiale della Sanità). Invece, se una coppia ha già avuto figli ma non riesce ad averne altri, si dice affetta da infertilità secondaria. Complessivamente, l'infertilità riguarda circa il 15% delle coppie. Le cause dell'infertilità sono numerose e di diversa natura. Per alcune di esse, le più diffuse, si può intervenire con diagnosi tempestive, cure farmacologiche e terapie adeguate, ma anche e, soprattutto, con la prevenzione e l'informazione, per altre, è necessario ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. La sterilità in senso proprio riguarda, invece, le coppie affette da una precisa patologia irreversibile o che restano non fertili anche dopo un iter diagnostico e terapeutico esauriente e svolto in un tempo ragionevole. Quando la sterilità è una condizione permanente non resta che rivolgersi alle tecniche di procreazione medicalmente assistita più sofisticate.
Stime dell'infertilità Le sitme del tasso di infertilità di una popolazione possono essere di tipo diretto o indiretto. Una stima indiretta prende in considerazione il numero complessivo di coppie in età feconda che non hanno avuto figli. L'assenza di figli, però, perlomeno in una certa percentuale di casi, è una scelta e non un effetto dell'infertilità per cui si corre il rischio di sovrastimare i dati. Le stime dirette dell'infertilità sono certamente più affidabili in quanto si basano su indagini demografiche specifiche condotte sull'intera popolazione o, più spesso, su gruppi campione. Considerando che i vari studi di popolazione danno un indice di fecondità (possibilità di concepire per ciclo) intorno al 25% in coppie giovani, i calcoli prevedono che nelle nuove coppie il 19% avrà problemi riproduttivi dopo 2 anni e che di queste il 4% sarà sterile e le altre coppie saranno subfeconde. Subfecondità sta ad indicare un indice di fecondità 3 o 4 volte più basso della norma: questo significa che alcune coppie dovranno attendere un tempo maggiore per concepire. Un fattore incisivo di subfecondità è l'età della donna. Sia studi demografici sulla percentuale di nuove coppie sterili che segnalano un aumento progressivo della sterilità con l'età, sia i risultati delle tecniche di Procreazione medicalmente assistita (PMA) dimostrano che esiste una riduzione della capacità di concepire.
Quali sono le cause dell'infertilità? Valutare quale sia l'impatto dei diversi fattori di infertilià è molto difficile. Una stima affidabile, benchè relativa solo ad una parte della popolazione, proviene dai dati riguardanti le coppie che si rivolgono ai centri per la procreazione assistita. I dati raccolti dal Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assisita sono i seguenti:
infertilità maschile: 35,4% infertilità femminile: 35,5% infertilità maschile e femminile: 15% infertilità idiopatica: 13,2% altro: 1%
Inoltre, la letteratura medica sottolinea sempre di più il ruolo di fattori psico-sociali di infertilità dovuti a fenomeni complessi come lo stile di vita, la ricerca del primo figlio in età tardiva (come dicevamo è fondamentale l'età della donna), l'uso di droghe, l'abuso di alcool, il fumo, le condizioni lavorative, l'inquinamento.
Infertilità femminile Le donne italiane fanno figli tardi, più tardi di quasi tutte le altre donne europee. Si sposano in media a 28 anni, partoriscono il primo figlio a 30 (un anno in più rispetto alla media europea), e hanno meno figli delle altre europee (1.22 contro 1.44). Le ragioni che spingono le donne, o meglio le coppie, a rimandare la genitorialità, sono del tutto comprensibili. Prima occorre raggiungere una ragionevole sicurezza economica, una sufficiente organizzazione familiare per la gestione dei figli, la maturità emotiva che fa della procreazione una scelta autonoma e non un obbligo sociale. La profonda modificazione culturale degli ultimi cinquanta anni ha dato un significato diverso alla filiazione, frutto di scelta e quindi di responsabilità individuale e di coppia, e ha consentito un ruolo più incisivo della donna nel mondo del lavoro. Tutto questo, però, richiede tempo. Così, purtroppo, quando si ritiene di poter finalmente avere un figlio è spesso troppo tardi. Il periodo più fertile per una donna è infatti tra i 20 e i 25 anni (100%), resta sufficientemente alto fino ai 35 (circa il 50%), subisce un considerevole calo dai 35 ai 40 (20%), è bassissimo oltre i 40 (5-7%). Con l'età, infatti, invecchiano i gameti femminili (gli ovociti hanno la stessa età della donna: a differenza degli spermatozoi sono già tutti presenti nel feto femminile, e sono gli stessi che matureranno di volta in volta ad ogni ciclo mestruale) e aumenta il rischio di malattie connesse alla infertilità-sterilità. Si tratta spesso di malattie comuni che possono capitare negli anni, tra cui le malattie infiammatorie pelviche, le patologie tubariche, lo sviluppo di fibromi uterini, l'endometriosi. L'età dell'uomo è molto meno significativa. Tuttavia, uomini in età avanzata hanno un eiaculato peggiore sia in termini qualitativi che quantitativi. Gli spermatozoi sono di meno, sono meno motili, sono più frequenti le anomalie cromosomiche. Un ovocita fecondato da uno spermatozoo non normale, va incontro spesso ad un aborto spontaneo o sarà portatore di malattie genetiche.
L'invecchiamento degli ovociti è un fattore di sterilità particolarmente rilevante. Gli ovociti di donne non più giovani hanno più spesso anomalie genetiche (cromosomiche) e, se fecondati, possono dare luogo ad embrioni malformati, spesso abortiti spontaneamente (la percentuale di bambini con Sindrome di Down, ad esempio, è di 1 su 2000 in donne di 20 anni, 1 su 900 in donne di 30 anni, 1 su 350 nelle donne di 35 anni, 1 su 110 nelle donne di 40 anni, 1 su 25 nelle donne di 46 anni). La selezione naturale, infatti, elimina gran parte degli embrioni con malformazioni e questo spiega l'alto tasso di abortività spontanea nelle donne non più giovanissime: l'abortività è del 18% per le donne tra i 30 e i 39 anni, del 34% per quelle intorno ai 40 anni, contro il 10% delle donne con meno di 30 anni. I fattori che riducono la fertilità sono, quindi, sia di ordine quantitativo che qualitativo, ci sono meno ovociti e sono di peggiore qualità. Con il tempo -soprattutto intorno ai 38 anni- nei follicoli restano pochi ovociti, che come visto, in una significativa percentuale di casi non sono in grado di dare luogo ad un embrione normale. Purtroppo, ricorrere alla fecondazione assistita in queste situazioni non serve a molto. Studi comprovati hanno dimostrato che anche in questo caso, l'età della donna influenza molto le possibilità di successo: le donne pur sottoposte a stimolazione ovarica producono meno ovociti e con alterazioni cromosomiche e/o genetiche. La percentuale di successo per ciclo per una donna di più di 40 anni è di conseguenza non più del 5%. Una ulteriore prova è data dal fatto che la donazione di ovociti da parte di una donna più giovane spesso riporta la fertilità entro la norma di quell'età. L'età dell'utero, invece, è molto meno importante. Tuttavia, dati statistici mostrano una correlazione tra età dell'utero e incremento della percentuale di aborti spontanei di embrioni cromosomicamente normali e una maggiore incidenza di casi di placenta previa, di difficoltà nel travaglio, di patologie uterine, come polipi all'endometrio e fibromi uterini. Sembra esserci anche un aumento delle lesioni sclerotiche nelle arterie uterine, che pur non avendo un impatto diretto sulla fertilità sono correlate a complicanze ostetriche come il distacco di placenta, espletamento del parto con taglio cesareo, malpresentazione del feto, ecc.
Infertilità maschile Anche la fertilità maschile ha subito una significativa riduzione. Secondo molti studi, la percentuale di milioni di spermatozoi per millilitro si sarebbe quasi dimezzata negli ultimi 50 anni. Per questo motivo circa il 35% dei casi di infertilità ha una causa maschile. L'infertilità maschile riconosce sicuramente una grossa componente sociale. Su di essa, infatti, oltre alle condizioni soggettive, chiaramente patologiche, sembrano influire anche le condizioni ambientali e lo stile di vita (incluso lo stress). Giungere a conclusioni certe è però più difficile di quanto sembri. I fattori da valutare sono molti ed eterogenei ed esiste una grande variabilità nella conta degli spermatozoi (non solo da individuo ad individuo ma anche da eiaculato ad eiaculato), nella loro morfologia e nella loro capacità di movimento (motilità). Tra l'altro, la stessa conta spermatica non è un indice dimostrato di fertilità, in quanto non esiste una correlazione certa tra numero di spermatozoi e fertilità, tranne nei casi di grave oligozoospermia (riduzione del numero di spermatozoi nel liquido seminale) o azoospermia (assenza di spermatozoi nel liquido seminale). Abbiamo, invece, maggiori evidenze riguardo specifici fattori di rischio. Alcune condizioni lavorative che esponogono a radiazioni, a sostante tossiche o a microtraumi, aumentano il rischio di infertilità. Anche l'esposizione agli inquinanti prodotti dal traffico urbano agisce negativamente. Il fumo di sigaretta nuoce agli spermatozoi: i fumatori spesso hanno più spermatozoi con morfologia anormale. Lo stesso stile di vita, se eccessivamente stressante, riduce la fertilità.
Cause che hanno una rilevanza strettamente medica, sono invece tutte le patologie in grado di alterare la struttura e la funzione del testicolo o del pene (come, ad esempio, criptorchidismo, ipospadia, varicocele, patologie purtroppo in aumento). Il tumore al testicolo, in particolare, è sia un fattore di rischio in se stesso che in conseguenza del trattamento chemioterapico o radioterapico utilizzato (solo il 40% recupera la funzione riproduttiva). Per ovviare alle difficoltà riproduttive cui vanno incontro gli uomini che devono sottoporsi ad una cura per il tumore al testicolo, è possibile raccogliere e crioconservare gli spermatozoi prima di interventi o terapie a rischio. Infine, un fattore noto, sebbene non sempre determinante, d'infertilità maschile è il varicocele (ingrossamento della vena del testicolo). Sono presenti anche fattori genetici. Ad esempio, si è ipotizzato che un'alterazione sul braccio lungo del cromosoma Y porti ad un aumentato rischio di oligozoospermia. La procreazione medicalmente assistita (PMA) si avvale di tecniche di base o I livello, semplici e poco invasive e di tecniche avanzate o di II e III livello, complesse e più invasive.
TECNICHE DI I LIVELLO
Inseminazione artificiale Per inseminazione artificiale la maggior parte delle volte si intende la inseminazione intrauterina, cioè una tecnica di procreazione medicalmente assistita nella quale viè l'introduzione del liquido seminale all'interno della cavità uterina (IUI) In questo tipo di inseminazione è necessaria una idonea preparazione del liquido seminale.
Quando viene consigliata? Può essere consigliata in tutti i casi di incompatibilità fra muco cervicale e liquido seminale perché permette di superare il tratto cervicale e immettere gli spermatozoi direttamente in utero. Può essere consigliata: - in tutti i casi di sterilità inspiegata; - nei casi di infertilità maschile di grado lieve - moderato; - nei casi di ripetuti insuccessi di induzione della gravidanza con stimolazione dell'ovulazione e rapporti mirati (rapporti che si hanno durante i giorni della probabile ovulazione; es. in un ciclo regolare che dura 28 giorni i probabili giorni fecondi durante i quali si verifica l' ovulazione sono dal 12 al 14 giorno considerando come giorno 1 il primo giorno del ciclo mestruale) - nei casi di patologie sessuali nelle quali sia difficile o impossibile avere un rapporto sessuale completo. Per effettuare una tecnica di inseminazione intrauterina si può utilizzare anche l'induzione della crescita follicolare multipla cioè si puo' con una terapia ormonale stimolare l'ovaio a produrre più ovociti durante lo stesso ciclo, in questi casi: - è obbligatorio un monitoraggio ecografico e/o ormonale al fine di ridurre il rischio di gravidanze multiple e di sindrome dell'iperstimolazione ovarica severa; - alle coppie con un problema di infertilità maschile lieve, sterilità inspiegata o endometriosi minima o moderata possono essere offerti fino a sei cicli monitorizzati di inseminazioni intrauterine perchè questo protocollo aumenta le possibilità di ottenere una gravidanza.
Come si svolge praticamente un ciclo di inseminazione artificiale? Può essere attuato un ciclo spontaneo (quindi senza alcuna terapia di stimolazione ovarica) o con induzione farmacologica dell'ovulazione; Nel caso si attui una terapia di induzione dell'ovulazione è necessario il monitoraggio ecografico e/o ormonale della crescita follicolare (vengono effettuate una serie di ecografie ogni due giorni circa per vedere la crescita dei vari follicoli che daranno luogo agli ovociti;si possono eseguire anche dei prelievi di sangue per valutare la secrezione ormonale che corrisponde alla crescita dei follicoli nell'ovaio). Si effettua la preparazione del campione seminale ed infine si procede alla introduzione degli spermatozoi nella cavità uterina.
TECNICHE DI II - III LIVELLO
Fecondazione in Vitro e Trasferimento dell'embrione (FIVET) È una tecnica di PMA dove i gameti (ovocita per la donna e spermatozoo per l'uomo) si incontrano all'esterno del corpo della donna e dopo la fecondazione e la produzione di uno o più embrioni questi vengono trasferiti nell'utero
Quando viene consigliata? Questa tecnica viene consigliata nei casi di: - fattore tubo-peritoneale: patologia tubarica acquisita o congenita (precedente gravidanza ectopica, precedenti aborti tubarici, anamnesi positiva per flogosi pelvica, interventi chirurgici sulla pelvi); - infertilità maschile di grado moderato: quando il trattamento medico - chirurgico o inseminazioni intrauterine non hanno dato risultati o sono stati giudicati non appropriati; - endometriosi di III o IV grado; - endometriosi se la chirurgia o le inseminazioni intrauterine non hanno dato risultati o sono state giudicate non appropriate; - infertilità inspiegata se il trattamento precedente (es: cicli di inseminazione) non ha dato risultati o è stato giudicato non appropriato; - seme crioconservato in relazione alla qualità seminale successiva allo scongelamento; - fallimento dell'iter terapeutico di tecniche di I livello.
Come si svolge praticamente la fecondazione in vitro? Può essere eseguita in ciclo spontaneo o con induzione della crescita follicolare e maturazione di più ovociti mediante la somministrazione di farmaci induttori dell'ovulazione; in questo caso si controlla la risposta ovarica a tale terapia mediante monitoraggio ecografico e/o dosaggio degli ormoni prodotti. Tecnicamente dopo aver stimolato l'ovaio a produrre più follicoli e quindi aver ottenuto più ovociti si esegue il prelievo degli ovociti (PICK-UP) con un intervento per via transvaginale, sotto controllo ecografico, in anestesia locale e/o sedazione profonda, viene eseguita una preparazione del liquido seminale e vengono scelti gli ovociti da fecondare. Si procede quindi all'unione e coltura extracorporea dei gameti (oociti e spermatozoi) e dopo la verifica dell'avvenuta fecondazione di ciascun oocita si prosegue con il trasferimento in utero degli embrioni.
Microiniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI) Questa metodica si utilizza insieme alla FIVET, ed anche in questo caso l'incontro dei gameti avviene all'esterno del corpo della donna. Consiste in una diversa modalità di fecondazione dell'oocita che avviene con l'iniezione di un singolo spermatozoo all'interno del citoplasma per poi, dopo l'avvenuta fecondazione, procedere al trasferimento degli embrioni nell'utero.
Quando viene consigliata? Questa tecnica viene consigliata nei casi di: - infertilità maschile di grado severo; - azoospermia ostruttiva e secretiva (spermatozoi testicolari o epididimari); - mancata o ridotta fertilizzazione in precedenti cicli di fertilizzazione in vitro (FIV); - ovociti scongelati; - ridotto numero di ovociti; - seme crioconservato in relazione alla qualità seminale successiva allo scongelamento.
Come si svolge praticamente la tecnica ICSI? Può essere eseguita in ciclo spontaneo o con induzione della crescita follicolare e maturazione di più ovociti mediante la somministrazione di farmaci induttori dell'ovulazione; in questo caso si controlla la risposta ovarica a tale terapia mediante monitoraggio ecografico e/o dosaggio degli ormoni prodotti. Tecnicamente dopo aver stimolato l'ovaio a produrre più follicoli e quindi aver ottenuto più ovociti si esegue il prelievo degli ovociti (PICK-UP) con un intervento per via transvaginale, sotto controllo ecografico, in anestesia locale e/o sedazione profonda, viene eseguita una preparazione del liquido seminale. Le tecniche utilizzate per il prelievo, in caso di azoospermia, sono: Aspirazione Percutanea di Spermatozoi per via Testicolare (TESA), Estrazione di Spermatozoi per via Testicolare (TESE), Aspirazione Microchirurgica di Spermatozoi dall'Epididimo (MESA), Aspirazione Percutanea di Spermatozoi dall'Epididimo (PESA); Successivamente avviene la preparazione dell'oocita e l'inseminazione di ovociti mediante tecnica di microiniezione intracitoplasmatica di un singolo spermatozoo. Dopo la verifica dell'avvenuta fecondazione di ciascun oocita si prosegue con il trasferimento in utero degli embrioni. Per le coppie che dovranno utilizzare la tecnica ICSI si consigliano degli esami specifici a seconda del motivo per il quale è adottata la tecnica e di una consulenza genetica.
Trasferimento intratubarico di gameti (GIFT) È una metodica ormai di raro utilizzo. Prevede il prelievo degli oociti per via transvaginale ecoguidata o per via laparoscopica e il trasferimento intratubarico dei gameti maschili e femminili per via laparoscopica o transvaginale (ecoguidata o isteroscopica). La tecnica è stata utilizzata per le stesse indicazioni previste per le tecniche di I livello (e richiede la normalità morfo-funzionale di almeno una tuba). Viene consigliata alle coppie che esprimono il desiderio di evitare una fecondazione extracorporea.
Trasferimento intratubarico di zigoti od embrioni (ZIFT - TET) È una metodica ormai quasi inutilizzata. Prevede il prelievo degli ovociti per via transvaginale ecoguidata; la fecondazione in vitro degli oociti; il trasferimento intratubarico degli zigoti o degli embrioni per via laparoscopica o transvaginale (ecoguidata o isteroscopica). ISS:RPMA: Infertilità e tecniche di PMA Glossario dei termini usati OMS "Current practices and controversies in assisted reproduction". Geneva 2002. - Modificato e integrato da Istituto Superiore di SanitàABORTO CLINICO Perdita gestazionale di una gravidanza clinica ch |
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